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Canyoning sul Tavignanu

Bello…ma da morire!

Parcheggio canyoning sul Tavignanu

Caratteristiche tecniche

Località: Corte, Corsica

Altitudine alla partenza del canyoning (passerella): 760mt

Altitudine all’arrivo (parcheggio di Corte): 460mt

Dislivello in discesa: – 300m

Lunghezza percorso totale: 16.4 km – il nostro percorso registrato da gps

Tipologia di roccia: granito

Difficoltà: necessità di un ottimo allenamento ed un’esperienza precedente di torrentismo in ambienti di questo tipo.

Materiale tecnico consigliato: muta 5mm integrale, scarpe da canyoning, casco, bidone e sacca stagna, zaino, kit di soccorso, coltello, mappa del canyon, occhialini da nuoto

Cartografia: IGN 1/25000 Corte 4349 OT o Mt Rotondo 4251 OT

Giudizio: Escursione consigliata agli appassionati di canyoning con esperienza.

Descrizione percorso di canyoning in Corsica sul torrente Tavignanu

Canyoning in Corsica sul Tavignanu

Le prime cose che mi vengono in mente ripensando alla gita di canyoning in Corsica sul Tavignanu sono: “che fatica, mai più con poca acqua, in primavera o autunno sarebbe stato eccezionale”. Se avessi fatto questo percorso in un periodo più idoneo, al posto che ad agosto, starei ora raccondando una storia diversa magari. Quella che nella guida “Corse paradis du canyoning” è segnata come una “randonee aquatique” con ampi tratti natatori mi è sembrata più un faticoso survival training in un contesto meraviglioso. Il torrente Tavignanu scorre infatti in una valle scenografica e le sue limpidissime ed incontaminate pozze color giada impreziosiscono questo ambiente caratteristico della montagna Corsa. Vale la pena andare in questa zona anche solo per una escursione di trekking abbinata magari ad un pic nic ed a un bagno rinfrescante in una delle tante pozze naturali lungo il torrente.

Accesso al torrente Tavignanu

Il torrente Tavignanu si trova nei pressi del capoluogo della Corsica, Corte, sopra la cittadella ed accanto alla ben più nota valle della Restonica (un must per i trekker). Bisogna seguire le poche indicazioni segnaletiche che si trovano in centro e raggiungere un piccolo parcheggio, in estate affollato di macchine, da cui parte il sentiero che risale la valle del Tavignanu e conduce al Refuge de la Sega (circa 16km di trekking). Dal torrente poi si può ritornare direttamente alla macchina senza bisogno di un mezzo di recupero.

Raccomandazioni

Francamente sono partito per la Corsica borioso pensando di avere a che fare con un percorso senza grosse difficoltà tecniche o passaggi delicati. In realtà, considerate le condizioni, la gita è stata molto lunga (circa 8 ore…). Non sono infatti da sottovalutare gli ostacoli del percorso; un avvicinamento sotto il sole, il doversi districare per ore tra sassi spesso scivolosi, dei passaggi da aggirare per non trovarsi in situazioni pericolose. La fatica si fa presto sentire ed una volta entrati nella gola principale non ci sono vie facili per uscire. O si ritorna sui propri passi in salita o si scende, per quanto ho avuto modo di verificare, fino ad imboccare un ripidissimo sentiero dopo la curva che fa il torrente (vedi traccia gps). È facile commettere un errore e farsi male su questo tipo di terreno vista la dimensione di certi massi, la presenza di muschio scivoloso sulle rocce e la distrazione dovuta all’ affaticamento.

Conviene prendere dei punti di riferimento lungo la salita di avvicinamento per avere chiari i progressi fatti in discesa. Vi consiglio di guardare bene la mia traccia gps. A qualche centinaio di metri dall’uscita che abbiamo preso c’è quella principale ben più percorribile.

Download traccia GPS

La salita fino alla passerella (circa 2 ore e un po più di 300 mt di dislivello)

Dal parcheggio si prende il sentiero del trekking “Mare a Mare Nord” in direzione del Refuge de la Sega. Si oltrepassa un cancelletto e si sale lungo il pendio assolato che costeggia la montagna. Il sentiero sale regolare e fortunatamente nella zona spirano sempre delle belle raffiche di vento. È possibile dopo poco fermarsi a bere o a rinfrescarsi ad una sorgente. Si prosegue lungo il sentiero con scorci sempre più emozionanti sulle vasche sottostanti in principio nascoste dalla vegetazione. Il percorso alterna continui saliscendi a volte anche impegnativi. In questa valle si può avere un assaggio della bellezza delle alture corse. Le solide creste spessono hanno per protagonisti gli alberi ancorati con strani equilibrismi alle rocce. Un paio di punti panoramici molto esposti a ridosso dei burroni permettono di osservare le magnifiche pozze che vi attendono piu in basso. È bene conservare più forze possibili per la discesa ed affrontare con passo costante la salita da momento che l’avvicinamento non è poi cosi banale. Il punto di partenza della gita acquatica è la prima passerella che s’ incontra. Proprio a lato si trova una rigenerante fontana. Conviene mangiare qualcosa e ritrovare le forze per scendere.

La discesa del torrente Tavignanu. Le cronache dei sopravvisuti.

La compagnia del Tav-ignanu…

Il nostro gruppo era composto da 5 persone, 3 ragazzi (Tav, Marco e Riccardo) e due ragazze (Maggie e Marty) con diversi gradi d’allenamento ed esperienza acquatica di torrentismo.

Non avevo mai fatto questa escursione ma dalla guida sembrava adatta ai più. Così come prima gita di canyoning avevo consigliato agli amici di seguirmi in questa avventura dal momento che in Corsica ci sono alcuni tra i torrenti più belli per questa disciplina e questo mi sembrava essere secondo la guida tra i più abbordabili. C’è voluto davvero poco a farmi ricredere…

L’equipaggiamento strampalato

Tutti erano equipaggiati con l’attrezzatura indispensabile di base come richiesto prima della partenza: casco, mutino e scarpe da ginnastica con alcune variazioni sul tema da paura. A partire dall’improbabile ed importabile casco giallo sbiadito di Marco, che probabilmente si è fatto prestare una reliquia del Tour da Jan Ullrich, che oggi ha assunto un disgustoso color panna. Oppure il pile di Maggie, di almeno 5 taglie più grande, che una volta inzuppato poteva essere usato come corpo morto da un palombaro o il mio salvagente da kayak simil uniforme Anas indossato con disinvoltura da Riccardo.

Come ha scoperto ben presto Maggie col mutino corto da 3mm, l’acqua dei torrenti in estate in Corsica rimane comunque fredda se si deve stare ammollo per un po di tempo. Conviene optare quindi per una muta lunga 5mm o un longjohn con sopra il mutino. Inoltre consiglio un bel paio di scarpe da canyoning ben più sicure quando bisogna camminare tra massi bagnati, fare tuffi e arrampicarsi sulle roccie.

Pronti, via…infortunio!

Dopo esserci riposati per qualche tempo, aver mangiato qualcosina ed esserci addobbati a dovere siamo pronti per partire dalla passerella. Sotto c’è proprio una bella pozza…perché non partire con un bel tuffo divertente dico io… Così lascio la telecamerica impermeabile a Marco perché filmi il tutto e corro alla passerella nella fretta di aver visto intanto partire le ragazze infreddolite.

Arrivo in cima e vedo che c’è uno spuntone di roccia, un buon trampolino. Vedo che c’è un ragazzino titubante ed il padre dietro gli conferma che non è un buon punto per un salto. Io butto un occhio di sotto e vedo che il livello dell’acqua è bassino e potrei andare a toccare il fondo. Non mi preoccupo più di tanto perché con un tuffo a chiodo al massimo avrei dovuto impattare senza farmi male. Così, spavaldo, mi faccio avanti e mi lancio. Risultato, trattengo ogni eccitazione post tuffo e mi avvicino a Marco che mi chiede se andasse tutto bene. Non proprio. Come previsto ho toccato la roccia sul fondo, peccato che doveva essere stondata sul fianco ed il mio piede, sotto pressione del carico del corpo, si è piegata a 90°. Il trauma era di sicuro di quelli seri ma non mi volevo assolutamente perdere la discesa.

La discesa prima della gola

Lasciamo quindi la prima pozza dove molti turisti si erano fermati in pianta stabile a fare pic nic. Subito capiamo che la discesa è molto lenta. Bisogna scendere attentamente tra un masso e l’altro e cercare di non scivolare. C’è comunque il fascino della novità e siamo tutti molto divertiti. Ci lasciamo andare a battute di spirito, foto ricordo e video giocosi. Martina si sente un po insicura in questo ambiente e con cautela giustamente scende come una lucertola ben adesa ad ogni sasso. Dobbiamo raggiungere Riccardo che è a circa 400m in linea d’aria. Lui ha preferito attenderci in una delle pozze al di sotto del sentiero principale di salita. Ci vorrà quasi un’ora per farlo. La progressione lungo il percorso è faticosa e si deve fare molta attenzione ad evitare situazioni potenzialmente di rischio. Se è vero che non ci sono ostacoli che richiedono particolare attrezzatura è altresi sconsigliabile cadere fra quei massi. Maggie fa da scout e trova le vie più sicure per scendere. Prima dell’ ingresso in gola c’è qualche bella pozza su cui fare il bagno al sole ed è possibile fare un paio di bei tuffi. Una volta raggiunto Riccardo le ragazze, conscie delle difficoltà fin qui affrontate, preferiscono saggiamente uscire dal torrente e rientrare lungo il sentiero (circa 2 ore fino alla macchina).

Il tratto della gola

Noi tre ci inoltriamo verso la gola. E’ un imbuto di rocce con pareti a picco sul Tavignanu. Questo tratto è molto affascinante. I massi diventano sempre più grandi ed i passaggi un po più obbligati. Si deve scegliere con cura dove scendere lungo il greto. Spesso si va a zig zag da una parte all’altra del torrente per scovare la pista migliore. Un paio d’escursionisti francesi con un cane a cui avevo dato alcune indicazioni ci hanno seguito senza attrezzatura e ci hanno preceduto lungo la discesa. Noi cerchiamo di goderci qualche nuotata nelle pozze più grandi mentre loro avanzano fuori dall’acqua fra ciottoli e grandi pietraie.

Nella gola, l’alveo si fa stretto e si arriva ad una cascata alta quasi 4 metri. Si deve scegliere se saltare nella pozza sottostante, che anche con poca acqua ha una rassicurante profondità, o fare un’arrampicata tra le rocce. Io e Marco ci buttiamo a capofitto mentre Riccardo preferisce la seconda soluzione che ci riferisce essere notevolmente rischiosa per l’esposizione.

Proseguiamo per altri 300/400 metri. Il torrente fa una grande ansa che curva verso sinistra. La fatica si fa sentire. Il sole non batte da un pezzo nella gola. La mia caviglia comincia a far male ed i sorrisi cominciano a spegnersi.

Il percorso dopo la gola

Avanziamo per un’altra mezz’ora. La concentrazione sta calando e tutti rischiamo di farci male. Si cade, si sbatte contro le rocce, si evitano i bagni freschi. E’ chiaro che il gioco è finito. Tiro fuori il gps dallo zaino. Con grande sconforto notiamo che abbiamo fatto circa un terzo della discesa. Siamo fuori per fuori con i tempi della guida che indicavano dalle 2 alle 4 ore, a seconda della motivazione del gruppo, per ritornare alla macchina.

Si accende allora la modalità survivor. 5 minuti di riposo, estraggo dallo zaino uno spuntino di scorta per rinvigorire un po il fisico con qualche caloria e gli animi. Da adesso in poi lo scopo è trovare una via d’uscita sul lato sinistro orografico del torrente.

La via di fuga

Cerchiamo di trovare le tracce di qualche altro torrentista. Ne troviamo alcune accanto ad una piccola grotta. C’è un sentiero poco battuto che sale verticale tra la fitta vegetazione. Anche gli escursionisti col cane prendono la nostra stessa decisione. I ritmi di discesa sono stati gli stessi anche per loro ed ormai era troppo tardi per proseguire lungo il letto del fiume. Si vede che il tratto seguente sarebbe stato più facile ma comunque non c’erano le condizioni per proseguire in tal senso. Dobbiamo aggrapparci agli alberi per riuscire a guadagnare terreno. La salita ci toglie il fiato. Spuntiamo proprio nel belvedere su cui avevamo fatto le foto qualche ora prima. Da qui si ritorna in circa un’ora e mezza al parcheggio.

Le ragazze, che ci attendevano con preoccupazione alla macchina, han visto arrivare verso di loro al tramonto due reduci stanchi morti con un ferito di guerra zoppicante più che un allegra compagnia d’esploratori.

Commenti finali sul Canyoning in Corsica sul Tavignanu

Le vicende che ho narrato parlano di un’esperienza sicuramente difficile. Ma ne è valsa la pena. Sono luoghi d’incredibile bellezza che si possono raggiungere con tanta forza di volontà e magari con la compagnia di una guida o di una persona esperta. La nostra gita sarebbe andata diversamente con tutta probabilità in un altro periodo. Con un livello del fiume più alto avremmo attraversato a nuoto molti tratti e ci saremmo affaticati di meno. Avremmo magari potuto prendere l’uscita successiva vicino alla confluenza con in Rau d’Antia, ben più battuta e meno impegnativa, o proseguire fino alla fine. L’importante è non fare il mio errore di sottovalutare questa gita perché, come ho imparato a mie spese, ci si fa male spesso sul facile perché si prendono sotto gamba molti fattori di rischio.

In base al livello d’allenamento ed esperienza si può scegliere di ritagliare dei tratti di discesa come ad esempio:

  • Dalla passerella alla gola
  • Dall’ingresso della gola alla prima uscita
  • Dall’ingresso della gola alla confluenza con il Rau d’Antia
  • Il percorso integrale dalla passerella a Corte

Vi consiglio di acquistare una guida al canyoning in Corsica. Io ho scelto quella di Hubert Ayasse e Philippe Dubreuil – “Corse paradis du Canyoning” e di visionare il video