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Sua Maèstà ed il Limbo Team

A quale kayaker non farebbe gola una discesa così?

Dopo la straordinaria esperienza dello scorso anno e memori di tutte le difficoltà ed insidie affrontate siamo tornati nelle più belle gole delle Dolomiti. La discesa in kayak delle gole del Maè è semplicemente magnifica. Una serie di sentimenti opposti tra incredulità e timore reverenziale si fa avanti a mano a mano che si scopre questo intrico della natura.

Il nostro gruppo è formato da 5 kayakers di diverso livello tecnico: io, Lorenzo, Andrea, Federica e Marta. Il Maè non è un fiume difficile. Dato l’ambiente critico (uscite dal fiume in caso d’incidente, ostacoli…) però è bene non avventurarsi in questa discesa senza delle guide che conoscano il percorso e che siano in grado di fornire un adeguato grado di assistenza e tecnica sia durante l’avvicinamento (calate su dirupo) sia durante la gita in kayak.

L’accesso al fiume è di per se un’avventura. Bisogna calare i kayak con le corde facendo degli ancoraggi sugli alberi. Questa volta siamo molto più preparati e abbastanza velocemente raggiungiamo la spiaggetta dell’imbarco. Ma la fatica vera e propria aimè inizia qui. Per circa 200 metri di percorso bisognerà portare in spalla i kayak da una riva all’altra del fiume (prima a destra poi a sinistra orografica) districandosi tra i grossi massi. Una serie di rapide occluse o sifonate non permette infatti una discesa in sicurezza.

Il fiume fa una curva a 90° e da qui iniziano le gole vere e proprie. Le pareti rocciose si stringono e l’emozione cresce. Si comincia con una prima rapida da passare sulla destra. Non ci sono grossi problemi e superiamo tutti indenni questa prima prova. Un lungo rettilineo conduce all’unica vera difficoltà della discesa. A metà di questo tratto però ci si trova di fronte ad un grosso masso in cui il flusso si divede. Si consiglia di passare a destra anticipando bene le manovre perché il sasso è sifonato.

A poca distanza si arriva al famigerato salto proprio all’imboccatura di una strettoia che genera un bel ritorno alla propria base. Memore del mio errore consiglio di buffare con un colpo spinta di sinistro verso la parete rocciosa in modo da atterrare con la pancia nella corretta posizione. Altrimenti, come successo a molti, si finirà per fare il bagno per una cinquantina di metri. L’ambiente qui è tenebroso, si è sovrastati da scure pareti di roccia senza possibilità d’uscita.

Si avanza per pochi metri e bisogna fare grande attenzione ad un tronco messo di traverso proprio su una curva del fiume. La sua posizione è rimasta immutata negli ultimi 2 anni. Meglio superare questo ostacolo a piedi ed evitare situazioni di rischio. Da qui in poi ci godiamo il fascino di questo luogo selvaggio e aspro. Le gole si aprono e si chiudono intervallate da facili rapide. Fa una certa impressione ad un certo punto vedere il ponte di Igne dal basso e le persone ignare della nostra posizione nascosta in questo oblio.

Nel buio ci si para di fronte un altro ostacolo. Una serie di tronchi e rami che lascia poco spazio per il nostro passaggio. Dopo alcuni timorosi tentativi ci diamo al limbo e come abili contorsionisti ci destreggiamo anche in questa situazione evitando un bagno nelle fredde e buie acque del Maè.

Il resto del fiume ci lascia incantati. Dai lati del fiume piovono su di noi delle scenografiche cascate. Vediamo gli alberi verdeggianti aggrappati ai dirupi sopra le nostre teste. Entriamo in un anfiteatro roccioso suggestivo e poi finalmente sbuchiamo nella civiltà con un sorriso stampato in volto e dei ricordi che rimarranno impressi per sempre nella nostra memoria.

Per saperne di più sulla discesa in kayak delle Gole del Maè

About the author

Luca Tavian Luca Tavian is an authentic expert on Sports Marketing and Management. An experienced manager and an active sportsman with a University education and a specialization in the Web tools for the development of Brand and Corporate Identity.